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L_Antonio
Odio gli indifferenti


Gli Ultimi


2 aprile 2010

Giovani leoni


Non so se l’avete notato. Non solo abbiamo saltato l’analisi del voto per giungere subito alle conclusioni (abbiamo perso, ergo Bersani si dimetta – ma non subito, perché prima dobbiamo scannarci nella scelta del successore, please). In realtà, siamo già in piena campagna per le primarie.

Vendola si è iscritto alla gara a urne ancora fumanti, seppellendo i partiti peraltro. Renzi non ha atteso un attimo in più, colpendo a freddo Zingaretti, prima ancora che questi tirasse su la testa dalle tabelle elettorali. Zingaretti ha risposto per le rime (e ha fatto bene, bravo Nicola), dimostrando di essere combattivo al punto giusto. Manca all’appello Civati (l’eterno prossimo segretario del PD), ma vedrete che prima o poi salterà fuori (magari al momento giusto, facendo prima bruciare i contendenti meno dotati tatticamente e più impulsivi). Ezio Mauro ha già detto che serve un Papa straniero: in sostanza un altro Prodi, forse Saviano, oppure un De Benedetti, perché no, così la partita con il Cav. è completa, davvero a carte scoperte. La Serracchiani ovviamente è iscritta di ufficio. E Bersani? Vecchio, stantìo, non è un leader, non ha carisma, non è un comunicatore, è subordinato a D’Alema (aaargh!) e poi parla troppo di politica, ecchepalle! “Serve un leader, un vincente, uno giovane, uno tosto, uno che ascolta buona musica, altro che Sanremo, e che soprattutto parli al cuore della gggente!”, urlano sulla Rete. E la Rete, si sa, è Verbo. Grillo dixit (e ho detto tutto).

Tutto questo “velocizzare” è perché bisogna anticipare le mosse, bisogna fare politica in tempo reale, stare sul pezzo, commentare i post al volo, muovere le cose, agitarsi nei flash mob o negli “aperitivi rivoluzionari”! Guai a chi perde tempo in analisi, valutazioni, esami. Roba vecchia rispetto alla poesia. Oggi è il momento delle grandi decisioni irrevocabili, del plebiscito, dell’acclamazione, della inno al nuovo Capo della sinistra che dovrà battersi con l’altro Capo, quello della destra. Possibile non capiate, retrogradi e comunisti che non siete? Che ne sapete voi della post-politica? Nulla, appunto, perciò andatevi a riporre in qualche libro.



30 novembre 2009

Alternativa

Ma insomma: questa benedetta manifestazione del “No-B day”, chi l’ha indetta, chi la “firma” e cosa ci fanno, eventualmente, i partiti? Bel dilemma davvero. Il “Quotidiano Nazionale”, intervistando Di Pietro, sottolinea come il leader dell'IDV ci abbia messo il cappello da tempo. La stessa manifestazione, peraltro, è ossigeno puro per molte altre organizzazioni minori (compresi alcuni settori del PD) ormai a corto di fiato (e di idee). Tutto plausibile, se non si trattasse di un evento convocato dalla “Rete”, entità ormai assurta a toni mistici e sinonimo assoluto, per taluni, di “democrazia” e di “libertà praticata” (vedi De Magistris, ancora IDV, ieri su l’Unità).

Ragioniamo, allora. Se il “No-B day” fosse davvero un’iniziativa della “Rete”, nessuno dovrebbe e potrebbe metterci il cappello. E la stessa “Rete” dovrebbe guardarsi bene dal fatto che ciò possa accadere. E si dovrebbe replicare a Di Pietro di parlare per sé e di non fare il padrone in casa d’altri. Siccome io questi distinguo e queste repliche dalla “Rete” non li ho proprio sentiti, ne deduco che il massimo sponsor della iniziativa sia, di fatto, lo stesso Di Pietro che, vedrete, con le sue bandiere non metterà solo il cappello all’iniziativa, ma anche un bel cappotto di grisaglia.

A queste condizioni l’idea di Bersani di non affidare alle iniziative simboliche il senso di un’alternativa a Berlusconi; di non mettere comunque, almeno per rispetto, il cappello alle iniziative legittime della “società civile”; e di non fare il “codista” in manifestazioni che sembrano “intonare” la morte della politica, quando il PD nasce proprio per reagire a questa intonazione luttuosa - questa idea, appunto, comporta, com’è giusto, il via libera ai militanti PD che intendessero parteciparvi, ma anche le mani libere del partito in nome di un’autonomia di vedute e di strategie politico-istituzionali, nel comune obiettivo, altrettanto NECESSARIA e LEGITTIMA.

Certo, fare politica quando è la comunicazione a dettarne i tempi, è un po’ come lottare coi mulini a vento. Dinanzi a noi si aprono comunque due strade: una dice di adeguarsi alle forme, ai linguaggi e ai comportamenti politico-culturali oggi dominanti, perché così si fa e così si è moderni; l’altra, presenta invece l’opportunità di un salto culturale e del riavvio della politica-politica, pur consapevoli delle grandi trasformazioni avvenute in questi decenni. Non sono a ben vedere la stessa strada. La seconda è quella che io chiamo “alternativa”. L’altra non so.


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permalink | inviato da L_Antonio il 30/11/2009 alle 15:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


3 agosto 2009

La vanga

 

Massimo Mantellini ci ricorda che, alcuni anni or sono, si invitavano i navigatori internettiani a mollare ogni tanto la rete e ad andare a zappare la terra (letterale). Una cosa molto maoista, per certi aspetti. Anche nella Cina della rivoluzione culturale gli intellettuali dovevano tornare per un certo lasso nei campi o nelle fabbriche, a riconquistare un rapporto con la realtà reale del lavoro manuale.

Oggi, se possibile, la questione è ancora più impellente. I social network sono divenuti la più seria forma di schiavitù virtuale che conosca. Peggio della televisione e del calcio. Si passano ore e ore a confermare amicizie che non sarebbero mai tali nella vita di tutti i giorni, a sbirciare nelle esistenze altrui, a dialogare del nulla (o quasi) in rete, a sentirci vivi e partecipi solo perché connessi. La vanga potrebbe essere davvero una soluzione. Ma sono certo che inventerebbero presto una zappa virtuale e un orto biologico in formato videogames on line, con l’immancabile test finale: “Somigli di più al peperone, al fagiolino o alla zucchina romanesca?”. C’è poco da fare, siamo condannati.


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